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Nuova rubrica: Forgotten Diaries, diari dimenticati da conflitti dimenticati

domenica, 6 novembre 2011

Ce l’avete presente il diario di Anna Frank? La voglia di avere una vita normale, nonostante la guerra? Vi siete mai chiesti, cosa significhi vivere la guerra ogni giorno? Si va a scuola? Ci si mangia lo stesso una pizza? E si festeggia il compleanno in un locale? Anche noi ce lo siamo chiesti, anzi, lo abbiamo chiesto a chi la guerra la vive ogni giorno ed ha accettato di raccontarcela attraverso Forgotten Diaries.

Molti di voi hanno sicuramente un blog. Anche Jose, Arevik, Tanish. Hanno la vostra, la nostra età.
Solo che loro vivono in zone colpite da conflitti.
Vere e proprie guerre di cui nessuno parla più. Ce ne sono più di 100 in tutto il mondo e coinvolgono migliaia di giovani. Che vanno all’università, che studiano, che vorrebbero poter uscire con gli amici, che hanno solo voglia di pace e tranquillità. Noi abbiamo deciso di ascoltarli. Di fare in modo che ad ascoltarli ci sia sempre più gente. Così abbiamo creato una piattaforma blog, Forgotten Diaries (Diari dimenticati): raccoglie i loro post, i loro racconti.
Sono ragazzi come noi. Vengono dai posti più disparati : Pakistan, Nepal, Uganda, Niger ma anche Etiopia, Kosovo e Turchia.

A loro, abbiamo offerto l’opportunità di raccontare e raccontarsi. Di chiedere interventi per la pace, ma non solo. Gli abbiamo insegnato attraverso un corso come si fa un progetto e come si organizza una campagna di sensibilizzazione. Alla fine di tutto abbiamo messo a disposizione di ognuno, una piccola cifra. Il risultato? Progetti concreti per promuovere tramite scuole di teatro che portano in giro spettacoli sulla pace, squadre sportive, corsi di scrittura creativa, cooperative di lavoro.

Perché la pace si costruisce giorno per giorno, anche con piccole azioni, anche da giovani.

Selene Biffi, presidente di Youth Action for Change

Dalla settimana prossima, i Diari Dimenticati saranno Smemorande! Intanto, un po’ di informazioni le trovate su www.forgottendiaries.org

Ancora una volta. È importante

domenica, 20 marzo 2011

libia

«Io sono contro la guerra. Lo dico da lustri e continuo a essere contro la guerra».
«Il problema è il ricorso allo strumento guerra. Io sono contrario alla guerra per tante ragioni, una delle quali è che sono italiano e ho una Costituzione che ripudia la guerra».
(Gino Strada, 19 marzo 2011)

150 – 2 (centocinquanta meno due)

martedì, 15 marzo 2011

Il 17 marzo, tutti a casa: se qualcuno avesse vissuto nella Caverna dell’Oblio negli ultimi sei mesi, l’Italia unita compie 150 anni.

E l’eroe più celebrato, quando si parla di Unità d’Italia, è sempre quello dei due mondi.

Smemoranda aveva già sentitamente omaggiato Garibaldi, nel lontano 1983: date un’occhiata qui, se non volete fare la figura di questi qua.

27 gennaio: Giorno della memoria

martedì, 25 gennaio 2011

A che ora è la fine del mondo?

martedì, 26 ottobre 2010

Non è che fossimo più di tanto preoccupati. Comunque, ci sono buone notizie.

La fine del mondo potrebbe essere rimandata. Non di molto però: secondo Gerardo Aldana, ricercatore dell’università di Santa Barbara in California, gli archeologi moderni avrebbero commesso degli errori nel convertire la data indicata dagli antichi maya. Secondo i calcoli di Aldana la fine del mondo non avverrà il 21 dicembre 2012, ma il 21 febbraio 2013.

Abbiamo due mesi in più!!! Whoooopeeee!! Festeggiamo.

Per non dimenticare L’Aquila

lunedì, 5 luglio 2010

Piano piano, la memoria inizia a cedere. Eppure, nel nostro paese, c’è ancora gente che vive nel modo raccontato da questa lettera, pubblicata dal sito peacereporter.it:

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. E io lo faccio.
Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l’Ici e i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2mila euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta.
Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile.
Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente.
Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri.
Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema.
“Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo.”

Noi forse non siamo esattamente stampa, ma lo scriviamo. E non dimentichiamo.

l'aquila com'era
l'aquila com'è

Il pulmino

martedì, 16 marzo 2010

A volte gli oggetti diventano simboli.

furgone volkswagen

Tipo, questo qua sopra: il minibus Volkswagen T1. Oggi compie 60 (sessanta) anni. Ma sono un po’ meno, quelli da cui è davvero famoso. Questa foto qua sotto viene direttamente dal festival di Woodstock, 1969.

Woodstock festival

Non chiamateci nostalgici, non ci manca certo il furgoncino Volkswagen. Ma qualcosa, di quei tempi…
Peace & Love.

Il Violinista e il Muro

domenica, 8 novembre 2009

Fare festa, passare dall’Altra Parte, abbracciare gli amici che credevi persi, gridare, dipingere, picconare…

In mezzo a quella notte del 9 novembre 1989 a Berlino, c’era uno dei più grandi violoncellisti del Novecento, Mstislav Rostropovich.

Lui è russo, e suona le composizioni di un mito della musica classica tedesca, Johann Sebastian Bach, davanti al Muro che cade.

Io di quel giorno mi ricordo quel che successe a scuola. Andavo alle elementari, la classe era tappezzata di carta: le prime pagine dei giornali con quei titoli a caratteri cubitali.

corriere della sera

Qualcuno si ricorda quel giorno, a parte me? In effetti, ammetto di avere una certa età, ormai.

Chissà come si viveva, dall’altra parte, quella a est… Se riuscite a immaginarvelo, scrivete, scrivete…