Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di qualche giorno, fino al primo gennaio, per ascoltare il racconto di un capodanno molto particolare…
Quello vissuto da Arevik, blogger e studentessa in comunicazione di 19 anni, armena.
Decoriamo le case con l’albero di Natale e decorazioni tradizionali, facciamo shopping per arricchire le nostre tavole con vari piatti e bevande, perché il tesoro principale del nuovo anno per la maggior parte degli Armeni è una tavola ricca. Facciamo del nostro meglio per soddisfare i nostri ospiti e fargli credere che i nostri piatti siano i più gustosi e i più singolari.
In Armenia le feste di fine anno non sono su invito, e la casa è solitamente aperta a tutti. Il capodanno è forse l’unico momento dell’anno in cui ogni famiglia armena ha circa 25-30 persone a casa. Anche se può sembrare un po’ insolito per voi, gli Armeni non attendono un invito particolare per visitare la casa di qualcuno durante le festività. Le porte di tutti sono aperte a parenti, vicini e lontani, e agli amici. Una grande opportunità per incontrare quelli che abbiamo visto magari solo una volta o che non abbiamo visto affatto durante l’anno passato. La gente ama questa festa, anche perché dura davvero molto: quasi per 2 settimane, tra Natale il 6 gennaio. La festa vera naturalmente inizia alla mezzanotte del 31 dicembre, con i fuochi d’artificio. Nei giorni successivi abbiamo un sacco di ospiti, naturalmente riceviamo anche regali interessanti. Ogni casalinga offre i suoi piatti meravigliosi e naturalmente insieme al cibo abbiamo anche un sacco di vino armeno.
Brindiamo per tutti coloro che sono vicino a noi: per i nostri genitori, figli, parenti e amici; per ogni cosa buona che ci aspettiamo per il prossimo anno: salute, felicità, fortuna, benessere; e per ciò che abbiamo avuto fino ad ora. Ma la cosa più importante che vorrei ricordare è che non importa che tipo di festa è, ogni armeno brinda sempre per la pace. Sin da bambina ho partecipato a migliaia di brindisi, ma i brindisi per la pace sono sempre stati molto particolari, perché sono stati pronunciati da coloro che hanno provato sulla pelle la guerra e le terribili circostanze ad essa legate. E sono felice che nonostante questa esperienza terribile, le persone abbiano ora speranza per un futuro di pace. Spero che in futuro, quando berremo per la pace, diremo: ‘Grazie a Dio l’abbiamo ottenuta. Ora è il momento di nutrirla’.







