Solomon è un giornalista di 29 anni. Attraverso Forgotten Diaries, racconta la vita quotidiana in Uganda.
Oggi dunque non vi presentiamo il suo diario, ma una testimonianza da lui raccolta: quella di una imprenditrice agricola che fa parte di un progetto volto a dimostrare come le nuove tecnologie, cellulari e radio in particolare, possano essere di aiuto per lo sviluppo di un territorio. Toro Development Network – questo il nome del progetto – ha di recente svolto un faticoso viaggio nelle zone del Kamwenge, nel distretto occidentale dell’Uganda, dove si coltiva mais.
Dunque, la parola a Solomon:
Il motivo del viaggio era quello di valutare il progresso degli interventi di Toro. Il progetto consiste nell’utilizzo delle trasmissioni radio che coprono i villaggi per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità nella regione del Rwenzori. Nel 2010 Toro, insieme all’organizzazione olandese Stem Van Afrika, ha organizzato una serie di seminari di formazione per le donne dei piccoli villaggi e per i giovani, su come utilizzare la radio per sviluppare il mercato dei loro prodotti e condividere le informazioni per lo sviluppo dell’imprenditoria rurale.
Il workshop è stato seguito da 47 donne e giovani del distretto di Rwenzori. Tra di loro, la signora Muhereza della fattoria di mais Phoebic, alla periferia della città Kamwenge.
La signora Muhereza racconta che dopo il seminario gli agricoltori locali hanno formato un gruppo di ascolto della radio, con l’obiettivo di migliorare le trasmissioni, ma soprattutto hanno deciso di mettere in onda ogni sabato un programma dal titolo Voice of Kamwenge, che permetta loro di condividere informazioni e commercializzare i loro prodotti.
L’unico problema riscontrato è che (come nel resto del mondo) i costi della pubblicità sono molto alti.
Come risolverlo? La signora Muhereza spiega che un altro canale per la pubblicizzazione dei prodotti agricoli è il cellulare: “Oltre alla radio, usiamo anche i telefoni cellulari per avere accesso alle informazioni e poter entrare in contatto con gli intermediari che comprano il nostro mais”.
La signora Muhereza è ormai una imprenditrice di successo che ha capito come sfruttare le nuove tecnologie per farsi pubblicità, e non si occupa più solo di mais, ma anche di pollame e bestiame. Muhereza ed il marito, grazie al piccolo commercio e alla spinta data al progetto da Torodev, sono riusciti ad iscrivere i loro quattro figli all’università e a costruire due case.
Nonostante il successo però, Muhereza e la sua attività hanno ancora molte sfide davanti. “Abbiamo avuto problemi di soldi – spiega Muhereza – a causa di elevati tassi di interesse per i prestiti ottenuti da istituzioni di microfinanza e da altre banche “. Ma dopo aver visto i frutti delle potenzialità delle nuove tecnologie per il commercio dei suoi prodotti Muhereza non si è data per vinta, e ora sta cercando di convincere i coltivatori di mais ad unire le proprie forze e affrontare insieme il mercato per evitare lo sfruttamento da parte di intermediari.






























