
A leggere i giornali, pare che il nostro vocabolario si stia stringendo come un vecchio golf lavato a 60 gradi. Leggiamo sui giornali di oggi:
SI PUÒ comunicare con 20 parole? Sì, stando a una ricerca inglese che analizza il linguaggio dei ragazzi sul web e che ha fatto inorridire il governo di sua maestà: anche se i teenager hanno un vocabolario di 40 mila termini, quando parlano con i coetanei tramite Internet o il telefonino ne usano solo 800. Ma non basta: in un terzo delle conversazioni le parole ricorrenti sarebbero appena venti. Lo sostiene Tony McEnery, professore di Linguistica alla Lancaster University, la cui ricerca ha messo in allarme Jean Gross, appena nominata consulente del governo britannico per le politiche sulla comunicazione giovanile.
La Gross teme che l’abitudine a parlarsi attraverso il computer e i cellulari possa trasformarsi in un handicap insuperabile per il futuro dei teenager: “I ragazzi passano sempre più tempo comunicando attraverso gli sms e altri strumenti elettronici, con messaggi brevi e diretti”, ha detto. “Ma devono capire che ottocento parole non sono sufficienti per conquistare un lavoro e avere successo nella vita”.
Venti parole bastano davvero? Bè, bisogna giocare molto sull’intonazione, mi sa… Ma vi sembra possibile, che qualcuno ne usi davvero solo venti? Di fronte a news di questo genere, siamo combattuti: da una parte, ci rendiamo conto che esiste una tendenza alla limitazione del vocabolario, ok; dall’altra, vorremmo semplicemente bollare la notizia come una delle tante sapute idiozie con cui abbiamo a che fare ogni giorno.
Noi sappiamo un mucchio di parole intelligenti: apodittico, ontologia, meccatronica, nimesulide, mondeghili.
Scriveteci le vostre parole preferite, e dimostrate a quegli ignorantoni dei professori di linguistica quanto si sbagliano…