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Allucinazioni di primavera

domenica, 17 aprile 2011

bicicletta pioggia

Trallalero trallalà vado in bici a lavorar… e torno a casa pure, in bici. Percorro dal basso verso l’alto Corso Lodi, approfitto di 25 metri di ciclabile (che senso hanno 25 metri, bah), rischio la vita nel km seguente, ma lo faccio con sicurezza e con un sorriso, con quella spensierata adolescenza che ti dà la bici.

Come quando ero adolescente ho una bici senza marce e senza cambio, da uomo, più alta di me, ma che ha il beneficio di farti le gambe più lunghe, per il costante stretching a cui si è sottoposti. Ho il lusso dei freni. Rischio crampi ai polpacci ogni 2 secondi per quanto è alta. Diversamente dall’adolescenza, però, ho la gonnella e le gambe in vista, sebbene imbalsamate nella somatoline.
Mi accorgo di essere in romagna quando, costeggiando una fermata dell’autobus, un paio di vecchine mi guardano con disappunto perché sto mostrando a tutti le cosce e forse, non ne sono certa, anche le mutande. Mi fanno cenno di no, col capo, non si fa.
Ok, ma questa bici ho, che ci devo fare?

Mi faccio prendere dallo spirito romagnolo e nella rotonda di Piazzale Lodi inforco viale Umbria tirando fuori il braccio, a modi freccia, come nelle migliori situazioni po’ pianura padana e un po’ provincia, un po’ provincia che va in città.Tutte le macchine rispettano il mio “segno” e mi lasciano passare.
Quasi, quasi, dico, quasi quasi mi fermo alla coop (che è ipercoop in verità, ma nessuno deve saperlo) e mi compro le vitamine per affrontare la primavera. Di fronte a questa trovo un banchetto del partito comunista che mi vuole far firmare. Se mi tira fuori un accento romagnolo firmo, penso. No, accento meneghino. Poi mi sa che non sarei stata comunque residente. Senta mi faccia vivere il mio sogno romagnolo in grazia di Dio e simuli un accento romagnolo, dico, niente, mi guarda esterrefatto e mi chiede se voglio firmare.

Faccio un vialetto alberato e sono a casa. Ci lascerò le penne, penso, ma io il casco da bici non me lo voglio mettere. E’ da sfigati.

(Jane Suskind, da Bananetouringclub. Sottoscriviamo.)

Quando chiedono se sono una poetessa mi vergogno, mi vergogno in modo amabile e gentile.

lunedì, 2 novembre 2009

Alda Merini

Questa signora è Alda Merini. Ha vissuto una vita complessa e difficile, e ha scritto alcune delle più incredibili pagine di poesia dell’ultimo secolo.

Se ne è andata, con la sua voce rauca e i suoi versi sublimi e penetranti. La sua voce era Poesia. Smemoranda ha avuto due volte l’onore di ospitarla. Ecco i versi scritti per l’edizione 2006 del nostro diario:

Trucchi

Un giorno ho trovato una donna
che ha consegnato mia figlia
a un’altra donna.
Avevano mani così gentili entrambe
che sembravano le fate di Biancaneve.
Mi sorrisero a lungo e mi rassicurarono
ma nella mia mente ormai stanca
immaginai le tre parche
coloro che tagliano il filo della vita.
E così siamo noi
coperti da infinite carezze
che non vediamo
i trucchi della morte.

28 05 05