
- che per tutti i giorni sono più comodi i mutandoni del tanga
- che sì, belle acqua e sapone, ma a volte più sicure sotterrate dal fondotinta, credimi
- che se vengo allo stadio non ci capisco un cacchio e sorrido
- che non nasco glabra
- che a volte rompo, ma se rompo tanto è perché non amo più
- che se sono isterica non è perché sono in quei giorni lì, ma è che proprio mi stai sul cazzo
- che se continuo a bere vino a caso poi dobbiamo limonare duro
- che non è che al volante sono un pericolo costante, è solo che non ho capito che è ’sto volante
- che pure io scoreggio

- che sì, mi compro la vuitton, ma mica ho capito bene perché
- che le ballerine sono bon ton ma dopo un’ora che le porto mi si gonfiano le gambe come sora Lella
- che i tacchi più lunghi della gamba forse sono controproducenti
- che il biondo naturale non esiste, in natura esiste solo il biondo tinto
- che quando mi metto il mascara faccio una faccia da cretina
- che se mi fai le battute da camionista mi diverto pure
- che se mi telefoni e ti rispondo da casa l’80% delle volte quella voce suadente cela un paio di calzettoni spaiati arrotolati sopra alla tuta bucata
- che a volte piango a vanvera

- che se mi telefona uno che mi piace e sono in casa, per fare la figa rispondo sospesa dalla finestra aperta e gli dico che sono in giro
- che la mattina al risveglio sono verde
- che se in una settimana mi guardo 20 film ho problemi sentimentali
- che a volte mi vesto per piacere all’uomo, ma spesso per fare invidia alle donne
- che non sempre do il mio corpo per fare soldi, ma spesso e volentieri perché mi piace fare sesso
- che mi definisco riccia, ma sono crespa
- che mi definisco liscia, ma sono piastrata
- che se sto leggendo e mi interrompi divento più violenta di un tifoso serbo, sorridendo
- che non ho le tette, ma un’impalcatura all’olio di balena
(Le immagini sono di Anne Taintor, da Sto diventando mia madre, Salani)
(E comunque: buon 8 marzo!)





