… Usate il Tram della Smemo!!!
(non inquina)



Per ora, c’è solo a Roma e Milano. Per ora. Ma presto… (risata mefistofelica)
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(non inquina)



Per ora, c’è solo a Roma e Milano. Per ora. Ma presto… (risata mefistofelica)

Lo SmemoBlog va in vacanza con Smemoranda.it, a godersi venti splendidi beautiful days. Smemoranda, intanto, è pronta per regalarvene molti altri, da settembre in poi…
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… intanto, abbiamo un backstage succoso:
SMEMO 2011 – feat. SmemoRapper a.k.a. Claudio Bisio
Noi neanche ce lo immaginavamo. E invece, esiste: a Parigi.
L’abbiamo letto sul giornale stamattina, sembrava una bella notizia:
Dei 180 articoli scientifici pubblicati da Einstein, una quarantina contengono errori significativi. Se abbiamo penicillina e vaccini, lo dobbiamo agli sbagli commessi dai loro scopritori, che andavano in cerca di altro. La stessa evoluzione degli esseri viventi procede grazie ai piccoli difetti.
E se perfino il più grande scienziato della storia sbagliava spesso e volentieri, perché mai uno scolaro oggi dovrebbe trattenersi dall’alzare la mano e azzardare la risposta che ha in testa in quel momento, si chiedono gli organizzatori di “Détrompez-vous”, il Festival dell’errore di Parigi. La manifestazione iniziata ieri nella sede dell’École normale supérieure per avvicinare i giovani alla scienza vuole incitare i più piccoli a osare, innovare, uscire dal seminato, proporre idee nuove.
E soprattutto:
Nell’edizione di quest’anno, il suo obiettivo è spezzare il nesso logico fra errori e brutti voti e mostrare l’altro lato della medaglia di una risposta sbagliata.
Averlo saputo quando, ancora, andavamo a scuola…


Cos’è stato, il mondiale sudafricano del 2010?
Alessandro Robecchi, che da tanto tempo è amico di Smemoranda, ha scritto un bel pezzo sull’argomento. Serio serio.
Ecco qualche estratto, vale la pena leggere:
Se il mondiale è il Capitale, conviene dare un’occhiata ai capitalisti. La Fifa, la Federazione mondiale del Football, sede in Svizzera, ha un bilancio che ruota intorno al miliardo di euro, con l’appoggio delle grandi sorelle del capitale, Coca-Cola, McDonalds e altre centinaia di sponsor. I mondiali sono loro. Senza contare il capitalismo glamour delle marche alla moda: il solito derby planetario Nike versus Adidas, che riproduce in forma di scarpe, magliette, abbigliamento ed emozioni quel che fanno coi i computer Apple e Microsoft, giungendo a condizionare i giochi, a tramare manovre, a indirizzare passioni.
E i soldi? I soldi, quelli veri, arrivano dai diritti televisivi. Joseph Blatter, il ras della Fifa che veleggia verso il quarto mandato consecutivo, li negozia direttamente con la Infront Sport & Media, sede in Svizzera, il cui presidente è… suo nipote, Philippe Blatter. Capitalismo per dinastie, capitalisti per casata, casta o cricca, la solita storia.
Naturalmente il capitalismo ha le sue grandi potenze. La geopolitica del pallone garantisce i poteri forti, al punto che la Francia (vicecampione del mondo uscente e nazione che esprime il presidente dell’Uefa, Michael Platini) arriva in Sudafrica grazie a un clamoroso furto (gol di mano di Thierry Henry contro l’Eire).Il calcio è divertente, conviene comunque stare al gioco. Le speranze del tifo “democratico” si addensano dunque sulle squadre africane, tra tutte Costa d’Avorio, Ghana, Camerun. E qui spunta un’altra analogia pallonara con il grande coniglio matto del mercato e i suoi derivati: colonialismo e schiavismo. Sì, perché i grandi campioni africani giocano nei ricchi campionati europei (Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia), e un razzismo sottile e impalpabile spinge la critica a negare alle squadre africane capacità tattico-strategiche. Sono fisici, loro. Corrono “come gazzelle”. Sono feroci nei contrasti “come leoni”. Ma – si sottintende con malizia – il football è un’altra cosa, l’intelligenza tattica non fa per loro, e nei rari casi in cui la esercitano, sia chiaro, l’hanno di certo imparata qui. Motivazioni non difformi da quelle usate dagli antichi colonizzatori europei per tenere al loro posto le popolazioni autoctone, “incapaci di organizzarsi”. Gli abbiamo fatto le strade, dicono i colonizzatori che usavano gas tossici contro i civili. Gli abbiamo insegnato la tattica, dicono ora i telecronisti.
Continuate a leggere qui.
Ogni anno fanno campagne contro l’abbandono degli animali, in questo periodo. Questo è lo spot più giusto che si sia mai visto:
Ebbravi Dogo…
Oggi c’è una manifestazione a Roma, contro una legge ingiusta. Colpisce i giornalisti, ma anche tutti gli altri. L’informazione è importante quanto la scuola: entrambe servono alla formazione del pensiero critico. Senza di quello, non siamo altro che zombi con un telefonino.

