Archivi per la categoria ‘2011’

Forgotten Diaries, Diari dimenticati 4 – Solomon e i soprannomi ugandesi

venerdì, 23 dicembre 2011

Solomon è un giornalista di 29 anni. Attraverso Forgotten Diaries, racconta la vita quotidiana in Uganda.

solomon2

In Uganda quella del soprannome è una tradizione antichissima, degna addirittura di una cerimonia ufficiale, qualcosa di simile al nostro battesimo, e di regole vere e proprie.

La tradizione di dare un soprannome, è chiamata Empaako. Il soprannome è utilizzato nelle comunità occidentale dell’Uganda, dei Banyoro-Batooro per esprimere rispetto, amore e affetto. Esistono 12 soprannomi: Akiiki, Amooti, ​​Atwoki, Acaali, Araali, Adyeri, Abwoli, Abbala, Ateenyi, Abooki, Apuuli e il raro Okali normalmente riservato ad un re.
Apuuli, Acaali e Araali, sono nomi riservati esclusivamente ai maschi, mentre gli altri possono essere utilizzati indifferentemente per maschi o femmine. I gemelli, vengono di solito ribattezzati Abooki o Amooti.
Il mio soprannome è Apuuli.
Tutti i nomi tranne Okaali iniziano con la lettera ‘A’ e hanno il doppio suono vocale che serve per far emergere il tono musicale e accattivante che enfatizza amore, passione e affetto.

La tradizione del soprannome, del nomignolo, è antica quanto la comunità dei Banyoro-Batooro. Per l’attribuzione del soprannome, c’è una precisa tradizione rituale: nel caso di una bambina viene attribuito entro il terzo giorno dalla nascita, nel caso di un bambino, entro il quarto giorno.
Durante il rituale, al neonato viene dato un cognome ed un soprannome.
Nella cerimonia vengono coinvolti la famiglia, i parenti e gli amici. Tutte le persone presenti hanno il diritto di esprimere la propria preferenza per il nome e discutere perché viene scelto proprio quel nome, anche se la decisione finale, spetta al padre. Al neonato, vengono regalate o una banana o un albero già piantato, che sono il simbolo della presenza della persona all’interno della comunità
La tradizione del nomignolo è molto forte, e chi ospita presso la comunità qualcuno proveniente da fuori, può, se lo ritiene, organizzare una cerimonia per dare un soprannome al suo ospite.
Il nomignolo è un simbolo di affermazione e di amore verso il prossimo. Si usa infatti nella comunità per salutare, ringraziare, esprimere affetto e rispetto della persona. In guerra, ad esempio, se uno dei due contendenti getta la lancia e urla il soprannome dell’altro, ogni azione violenta viene immediatamente sospesa.

Quelli di Campovolo 2.0

martedì, 13 dicembre 2011

A Reggio Emilia, quest’estate, c’è stato un concerto: centoventimila persone hanno messo in piedi uno spettacolo irripetibile, mentre Luciano Ligabue le guardava a bocca aperta.
In sette minuti, ve le raccontiamo tutte.

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Fondazione Smemoranda e Visionaria presentano
QUELLI DI CAMPOVOLO 2.0 (2011)
Regia: Andrea Bacigalupo
Soggetto: Cristiana Mainardi
Fotografia: Marco Sgorbati
Produzione tecnica: Lateral Film

Forgotten Diaries, Diari dimenticati 3 – Solomon, dall’Uganda

lunedì, 5 dicembre 2011

Solomon è un giornalista di 29 anni. Attraverso Forgotten Diaries, racconta la vita quotidiana in Uganda.

Oggi dunque non vi presentiamo il suo diario, ma una testimonianza da lui raccolta: quella di una imprenditrice agricola che fa parte di un progetto volto a dimostrare come le nuove tecnologie, cellulari e radio in particolare, possano essere di aiuto per lo sviluppo di un territorio. Toro Development Network – questo il nome del progetto – ha di recente svolto un faticoso viaggio nelle zone del Kamwenge, nel distretto occidentale dell’Uganda, dove si coltiva mais.

Dunque, la parola a Solomon:

Il motivo del viaggio era quello di valutare il progresso degli interventi di Toro. Il progetto consiste nell’utilizzo delle trasmissioni radio che coprono i villaggi per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità nella regione del Rwenzori. Nel 2010 Toro, insieme all’organizzazione olandese Stem Van Afrika, ha organizzato una serie di seminari di formazione per le donne dei piccoli villaggi e per i giovani, su come utilizzare la radio per sviluppare il mercato dei loro prodotti e condividere le informazioni per lo sviluppo dell’imprenditoria rurale.

Il workshop è stato seguito da 47 donne e giovani del distretto di Rwenzori. Tra di loro, la signora Muhereza della fattoria di mais Phoebic, alla periferia della città Kamwenge.

La signora Muhereza racconta che dopo il seminario gli agricoltori locali hanno formato un gruppo di ascolto della radio, con l’obiettivo di migliorare le trasmissioni, ma soprattutto hanno deciso di mettere in onda ogni sabato un programma dal titolo Voice of Kamwenge, che permetta loro di condividere informazioni e commercializzare i loro prodotti.

L’unico problema riscontrato è che (come nel resto del mondo) i costi della pubblicità sono molto alti.
Come risolverlo? La signora Muhereza spiega che un altro canale per la pubblicizzazione dei prodotti agricoli è il cellulare: “Oltre alla radio, usiamo anche i telefoni cellulari per avere accesso alle informazioni e poter entrare in contatto con gli intermediari che comprano il nostro mais”.

La signora Muhereza è ormai una imprenditrice di successo che ha capito come sfruttare le nuove tecnologie per farsi pubblicità, e non si occupa più solo di mais, ma anche di pollame e bestiame. Muhereza ed il marito, grazie al piccolo commercio e alla spinta data al progetto da Torodev, sono riusciti ad iscrivere i loro quattro figli all’università e a costruire due case.

Nonostante il successo però, Muhereza e la sua attività hanno ancora molte sfide davanti. “Abbiamo avuto problemi di soldi – spiega Muhereza – a causa di elevati tassi di interesse per i prestiti ottenuti da istituzioni di microfinanza e da altre banche “. Ma dopo aver visto i frutti delle potenzialità delle nuove tecnologie per il commercio dei suoi prodotti Muhereza non si è data per vinta, e ora sta cercando di convincere i coltivatori di mais ad unire le proprie forze e affrontare insieme il mercato per evitare lo sfruttamento da parte di intermediari.

Lila e World Aids Day: proteggiti semplicemente

giovedì, 1 dicembre 2011

Forgotten Diaries, Diari dimenticati 2 – Sanka, dallo Sri Lanka

giovedì, 24 novembre 2011

Sanka scrive dallo Sri Lanka, una piccola isola del subcontinente indiano che ha vissuto in uno stato di conflitto permanente fino al 18 maggio 2009. Ma nonostante siano passati due anni dalla fine delle ostilità, i problemi non sono del tutto risolti.

sri lanka

“Fino al maggio del 2009 lo Sri Lanka era il centro delle notizie in tutto il mondo per via dei combattimenti. Poi per la prima volta nella loro vita, quelli nati negli anni ‘80 e ‘90 hanno vissuto un giorno senza bombardamenti e spargimenti di sangue. Molte persone che avrebbero potuto morire ogni giorno, ora si trovano a fare i conti con la lotta quotidiana di guadagnarsi da vivere.”

Nello Sri Lanka del dopo conflitto la paura resta, anche nel nord oggi finalmente unito. Accompagna ogni passo, non solo in senso figurato: numerose mine anti-uomo riposano sotto il terreno, e i giornali non mancano di riportare ogni giorno come il governo sia incapace di effettuare operazioni di bonifica in tempi rapidi.
Numerosi edifici sono ancora così come li ha lasciati la guerra: distrutti. Tante sono le persone che non sono ancora in grado di godere anche dal punto di vista economico dei benefici della pace.

“Nonostante tutte le avversità i giovani dello Sri Lanka si trovano adesso a passare dalla condizione di bambini soldato e kamikaze a costruire la loro nuova vita con grande pazienza. Questi giovani uomini e donne hanno ormai capito che le persone che vivono al di fuori della zona di conflitto non sono mostri come è stato insegnato loro per anni dai politici. Adesso hanno finalmente capito che tutte le persone hanno gli stessi problemi in materia di istruzione, salute, occupazione”.

sri lanka war children

“Facilitare la transizione è la sfida più difficile. Per aiutare questi giovani dovrebbero essere create delle occasioni di confronto e di espressione pacifica sulle idee politiche. Lo Sri Lanka deve capire che i giovani del nord che sono stati i più colpiti dal conflitto, lungo e sanguinoso, hanno ancora difficoltà ad adattarsi ad una nazione pacifica. La creazione di occasioni di confronto può ridurre la loro esposizione alle vulnerabilità, e può essere parte fondamentale della riconciliazione nazionale”.

“Questo non dovrebbe essere compreso solo da parte delle autorità governative, ma anche dalla società civile stessa, perché è proprio la società civile che avrà il ruolo più importante nell’indirizzare i giovani più colpiti ad una nuova vita pacifica. Lo Sri Lanka ha molta strada da fare. Ne ha fatta tanta, tanta ne resta. Una sfida impegnativa ma piena di speranza per il futuro”.

http://www.forgottendiaries.org/

Campovolo 3D, il video di anteprima!

venerdì, 18 novembre 2011

30 anni di Africa Unite

giovedì, 17 novembre 2011

africa

La storica reggae band italiana compie trent’anni, e festeggia domani sera al Live club di Trezzo sull’Adda (MI), con un sacco di amici.

Auguri!

Forgotten Diaries, Diari dimenticati 1 – Nubi, dalla Nigeria

giovedì, 10 novembre 2011

Nubi Kayode scrive dalla Nigeria: pochi giorni fa il paese africano ha festeggiato il Giorno dell’Indipendenza, il 51° della sua storia.

2011.10.01 alle 00:12
“51. Domani il mio paese festeggia i suoi 51 anni, ed io sono ancora sveglio a pensare. 51, ma cosa significa?”

torta

“51, è qualcosa per quale vale la pena festeggiare? … Beh, non siamo più sotto il dominio dei nostri padroni coloniali” è la risposta, ma arriva subito rapida e sarcastica la battuta tra se’ e se’ “Nubi, ne sei sicuro? Sei sicuro che la Nigeria sia adesso davvero indipendente?”. “Nessun uomo è un’isola -è la conclusione- l’interdipendenza arriva con la globalizzazione, e anche se abbiamo detto addio ai nostri padroni coloniali 51 anni fa, nel 1960, forse lo abbiamo fatto solo fisicamente e non psicologicamente”.

2011.10.01 alle 17:45
“Non è stato tanto scioccante vedere tutte quelle televisioni scendere in piazza per coprire gli eventi ed i festeggiamenti del giorno della indipendenza. Beh, forse la celebrazione non era grande come la precedente, quella per il giubileo d’oro, i cinquanta anni, ma poi la gente è scesa in piazza vestita dei colori della nostra bandiera – verde e bianco- si è dipinta la faccia e ha messo in testa buffi cappelli. Le interviste sono state interessanti. I giornalisti hanno fermato ed intervistato sei persone a caso prese per la strada, e quello che mi ha fatto sorridere è che, nessuna ha espresso speranza per un futuro migliore della Nigeria. Un concetto che io ho sempre sentito ripetere fin da quando sono nato”.

indipendenza

“Finchè c’è vita, c’è anche la speranza”

celebrazioni

2011.10.01 alle 23:14
“Questo sabato di festa non avrebbe potuto essere migliore, anche se sarebbe stato meglio festeggiare in un giorno durante la settmana, così da avere un giorno in più e prendere un permesso per festeggiare. Stava per accadere, quando avevano proclamato il 3 come giorno festivo, ma poi il governo ha cambiato idea. Che dire? Con i pensieri felici di un lungo week end con il lunedi festivo incluso, vado a letto. Oggi mi sono sentito orgogliosamente Nigeriano – a prescindere dai problemi del mio Paese”.

http://www.forgottendiaries.org/en/diaries/nigeria-and-niger-delta/

Nuova rubrica: Forgotten Diaries, diari dimenticati da conflitti dimenticati

domenica, 6 novembre 2011

Ce l’avete presente il diario di Anna Frank? La voglia di avere una vita normale, nonostante la guerra? Vi siete mai chiesti, cosa significhi vivere la guerra ogni giorno? Si va a scuola? Ci si mangia lo stesso una pizza? E si festeggia il compleanno in un locale? Anche noi ce lo siamo chiesti, anzi, lo abbiamo chiesto a chi la guerra la vive ogni giorno ed ha accettato di raccontarcela attraverso Forgotten Diaries.

Molti di voi hanno sicuramente un blog. Anche Jose, Arevik, Tanish. Hanno la vostra, la nostra età.
Solo che loro vivono in zone colpite da conflitti.
Vere e proprie guerre di cui nessuno parla più. Ce ne sono più di 100 in tutto il mondo e coinvolgono migliaia di giovani. Che vanno all’università, che studiano, che vorrebbero poter uscire con gli amici, che hanno solo voglia di pace e tranquillità. Noi abbiamo deciso di ascoltarli. Di fare in modo che ad ascoltarli ci sia sempre più gente. Così abbiamo creato una piattaforma blog, Forgotten Diaries (Diari dimenticati): raccoglie i loro post, i loro racconti.
Sono ragazzi come noi. Vengono dai posti più disparati : Pakistan, Nepal, Uganda, Niger ma anche Etiopia, Kosovo e Turchia.

A loro, abbiamo offerto l’opportunità di raccontare e raccontarsi. Di chiedere interventi per la pace, ma non solo. Gli abbiamo insegnato attraverso un corso come si fa un progetto e come si organizza una campagna di sensibilizzazione. Alla fine di tutto abbiamo messo a disposizione di ognuno, una piccola cifra. Il risultato? Progetti concreti per promuovere tramite scuole di teatro che portano in giro spettacoli sulla pace, squadre sportive, corsi di scrittura creativa, cooperative di lavoro.

Perché la pace si costruisce giorno per giorno, anche con piccole azioni, anche da giovani.

Selene Biffi, presidente di Youth Action for Change

Dalla settimana prossima, i Diari Dimenticati saranno Smemorande! Intanto, un po’ di informazioni le trovate su www.forgottendiaries.org

Un ragazzo di Coriano, che andava in moto

domenica, 23 ottobre 2011

Matteo Squadrani è un ragazzo di Coriano, e dal suo blog oggi pensa a Marco. Queste sono le sue parole, quelle che noi fatichiamo a trovare.

“Ribadisco che ancora non ci credo…e forse non ci crederò ancora per un bel pò.
Ti viene a mancare una persona semplice, che vedevi spessissimo con la sua ape tra le campagne corianesi e ,a piedi ,sulla spiaggia riccionese.
Sic per noi della provincia, non era solo un bravissimo pilota, ma era un cittadino, meglio dire, un paesano: ‘ci facevi e non ci facevi caso’ quando passava, perchè aveva la tua stessa naturalezza.
Ecco perchè l’angoscia: l’angoscia che senti quando muore ‘uno’ del posto, e non uno che vedi in TV, uno che senti sopra tutti…muore Marco, un ragazzo di Coriano, che andava in Moto”.
Inizio l’articolo con il mio stato facebook, perchè rileggendolo ogni qualvolta, tremo: leggere esattamente le proprie emozioni non è facile, e se queste sono di un enorme tristezza, è quasi impossibile.
Marco Simoncelli nasce a Cattolica il 20 Gennaio dell’ 87, vive da pilota, è fortissimo, tutti lo conoscono nella sua zona sin da giovane, e diventa presto eroe cittadino della sua Coriano, il suo paese, del quale lui va fierissimo, e sul quale puntualmente insiste sempre di esserne abitante.

Un ‘patacca’ riminese, diremmo noi, uno della nostra compagnia, uno che puoi beccare in bici da corsa per strada per quelli come me, appassionati di ciclismo, oppure con la sua ape giù dalla Via Marano;

“quando lo vedi lo puoi salutare, anche se non lo conosci, perchè è Marco, quel bravo ragazzo che va forte in moto, è amico di ‘Tizio’, ed io lo conosco di vista…ha piacere se gli fai un urlo quando lo vedi!” sono frasi normalissime qui da noi, nel nostro lembo di terra, perchè Marco era come un compagno di scuola, come un ragazzo del Bar vicino a casa.

Non sarà lo stesso per tanti di noi non vederlo più in moto, ma soprattutto non vederlo al mare, non vederlo in passeggiata a Riccione, non vederlo in bici, o non vederlo nelle numerosi manifestazioni benefit, al quale lui amava partecipare, anche per stare a contatto con la sua gente, i suoi amici.
Ciao burdel.

simoncelli marco patente