
Oggi è arrivato improvvisamente l’autunno: il cielo grigio e minaccioso, l’aria fredda, manca la luce. Oggi la Milano che intravedo dalla finestra è quella da “cartolina urbana”: la ciminiera di una fabbrica dismessa, un edificio in costruzione, uno stradone. Oggi provo un senso di vergogna ad abitare qui perché ho letto poche ore fa quello che è successo proprio in questa città, in una zona periferica, all’alba di ieri mattina. La notizia campeggia sulle prime pagine dei giornali, la notizia è agghiacciante: un ragazzo di colore neanche ventenne, un cittadino italiano, è stato ucciso a colpi di sprangate dai proprietari di un chiosco (padre e figlio), reo di aver rubato (forse) un pacco di biscotti. I due aggressori si sono accaniti su di lui a suon di “sporco negro, torna a casa tua”. I due probabilmente non hanno nemmeno immaginato che il ragazzo parlava milanese stretto, perché a Milano Abdoul (detto “Abba”) era nato e cresciuto. Il padre, operaio, era arrivato qua dalla Burkina Faso trent’anni fa. Chissà se Abdoul ci era mai stato in Burkina Faso. Chissà se ne parlava la lingua. Probabilmente, come tutte le seconde generazioni di immigrati, si sentiva molto più italiano che africano. Amava il rap, dicono, e andava in Corso Vittorio Emanuele dove tutti i ragazzi a cui piace l’hip hop vanno a provare i passi e ad ascoltare la loro musica preferita.
Ah, quant’è cosmopolita Milano, che ha il primato di aver saputo accogliere gli immigrati dal Sud negli anni del boom economico, che nonostante la sua apparente durezza dà una possibilità a tutti, la città più europea d’Italia, la sede dell’Expo!
Può darsi, ma quello che è successo ieri mattina le fa raggiungere immediatamente un altro primato: capitale dell’intolleranza e della xenofobia. Si è trattata di una tragedia isolata o si inserisce in un clima di profonda ostilità verso chi è diverso? I due aggressori avrebbero agito comunque così o lo hanno fatto perché Abdoul sembrava a tutti gli effetti un extracomunitario? Non so rispondere a queste domande ma so che da queste parti si è parlato molto di sicurezza, specialmente in campagna elettorale; so che il sindaco diversi mesi fa ha indetto una fiaccolata per sensibilizzare tutti i cittadini al problema della sicurezza; so che non ho visto di recente nessuna fiaccolata contro lo smog che avvelena i bambini, o contro il traffico spericolato, vero pericolo mortale per chiunque, o ancora contro i cantieri che stanno sventrando la città. So che se inculchi alla gente dal palco di un comizio il Sospetto e la Paura verso l’altro, allora chiunque (anche la persona più tollerante) inizierà a essere sospettosa. So che il modello della giustizia fai da te (così consolidato negli Usa) piace sempre di più. So che quando vado a comprare la frutta al mercato rionale sotto casa troppo spesso sento delle frasi che mi fanno rabbrividire (“tornassero da dove sono venuti”, “le pagassero anche loro le tasse”) e allora quasi quasi preferisco andarmela a comprare al supermercato la frutta…
Abdoul forse non era mai stato in Africa.