Il “bamboccione”
Trattasi di vocabolo di sintesi estrema che vorrebbe definire un nuovo soggetto protagonista dell’attualità sociale italiana.
Soprattutto maschio, ma non solo; età stimata tra i 25 (se laureato, altrimenti si abbassa a 20 anni…) e i 35 anni, molto dipendente e opportunista, destinato a lungo alla “civile” convivenza con il suo nucleo familiare originario. Termine diventato famoso e d’attualità grazie a una esternazione pubblica del ministro Padoa Schioppa…
In questi mesi si è scatenato, soprattutto sui media nazionali, un serrato dibattito che vedeva la pubblica opinione scatenata in una sorta di derby, pro e contro il bamboccione, che normalmente non vedeva protagonisti i soggetti interessati, ma i grandi esperti studiosi dei fenomeni riguardanti l’universo giovani o, peggio ancora, i politici che si contendevano le simpatie soprattutto dei giovani già maggiorenni, quindi “carne da macello” elettorale.
Ma il target vero di questa polemica, i protagonisti cioè di questo derby socio-culturale del terzo millennio, che pensa?
Sono veramente degli “opportunisti mammoni” o non esistono le condizioni perché un giovane possa permettersi di andare a vivere da solo?
Personalmente propendo per la seconda tesi se, nella logica del derby di cui sopra, devo per forza schierarmi: è oggettivamente difficile pensare che oggi, se non intervengono pesantemente mamma e papà, un ragazzo o una ragazza possano permettersi di metter su casa, da soli o in compagnia, trovare un lavoro bello ed economicamente gratificante, creare insomma le condizioni per mollare il nucleo originario e vivere la propria vita.
Però, c’é sempre un però, forse non è del tutto sbagliata nemmeno la tesi del bamboccione soprattutto se riletta in profondità, con il dovuto rispetto per la “categoria”, senza risparmiare critiche costruttive alle scorciatoie pigre e facili che a volte si decide di percorrere nella propria vita; è quindi giusto avere l’onestà intellettuale per sottolineare, a fianco delle oggettive difficoltà sociali, ragionamenti e scelte conseguenti di comodo di parte del nostro target in questione sempre ben disposto alle coccole, paterne e soprattutto materne, capaci di rinviare sine die la propria sacrosanta autonomia esistenziale…
Proviamo a riflettere insieme oggi, lontani dalle esternazioni del ministro e senza preclusioni di sorta, questa problematica grande; spendiamo quattro parole per capire insieme, oltre al fenomeno sociale oggettivo, la cultura soggettiva che sta dietro queste scelte: tra le comuni degli anni sessanta e stare con mamma fino a trenta e passa anni, può esserci una dignitosa via d’uscita per tutti i giovani?
di Nico Colonna
alla fine non ti sei schierato, ma capisco, in fondo è difficile propendere per una delle due tesi in quanto prese singolarmente sono entrambe reali e descrivono due target esistenti e contrapposti..c’è però un terzo target, chi sceglie di compiere i propri passi verso l’indipendenza nonostante le crisi che accompagnano l’italia lavorativa che si vive in questo periodo.
Si può fare, lo dico per esperienza, bisogna solo scegliere l’autonomia come proprio punto di riferimento, ovviamente screditando l’importanza della comodità, almeno per i primi anni, poi, a volte, la comodità ritorna.
red
La via dignitosa la deve dare la società, caro Nico, una società che è ritornata più classista e guerrafondaia di quella contro la quale si scagliavano i frequentatori delle Comuni, I Sognatori. Il tuo interrogativo richiama alle sue responsabilità la Politica. Caduto il Muro di Berlino, che, sia detto chiaro e tondo, nascondeva tante menzogne ad est come ad ovest, il capitalismo ha dilagato: delocalizzazione, guerre, finte emergenze, abbassamento del potere d’acquisto di salari e stipendi …quindi, per farla breve, occorre ritornare a chiedere l’impossibile, ritornare alle Comuni, alla disobbedienza civile, al “FATE L’AMORE NON FATE LA GUERRA” (come insegna l’amico Gino). Non ci sono vie di mezzo, la risposta è Politica, oppure sono solo chiacchiere e distintivo … Guardate quel magnifico film di Robert Redford “Leoni per Agnelli”. L’apatia e il disimpegno (perché alla fine sono tutti marci), non paga e si fa proprio il gioco dei più marci tra i marci.