Archivio di maggio 2007

Tanto è un gioco

lunedì, 28 maggio 2007

Me lo ricordo come fosse ieri: 28 maggio 1989, l’”Inter dei record” di Giovanni Trapattoni batte il Napoli a Milano e diventa matematicamente Campione d’Italia per la 13esima volta con 4 giornate di anticipo. Me lo ricordo soprattutto perché l’Agenda 16 Mesi 1989 era dedicata al Gioco, e la coincidenza che una squadra di calcio avesse “fatto 13″ proprio quell’anno mi sembrò un curioso Gioco – tanto per rimanere in tema – del Destino.

Ed era esattamente 18 anni fa: quanto basta, in Italia, per diventare ‘maturi’ e fare finalmente tutto quello che fanno i ‘grandi’: prendere la patente, votare, tenere come se niente fosse una scatola di preservativi nello zaino o in borsetta senza nasconderla nell’armadio perché nessuno la scopra… Insomma, cose più divertenti di quando si è minorenni!
Peccato, però, che i valori del “Gioco” e il piacere di divertirsi, dentro e fuori da un campo, anziché ‘maturare’ ed estendersi a quante più persone possibili, oggi siano invece quasi scomparsi del tutto: l’importante non è più partecipare, ma vincere a tutti i costi (anche stravolgendo le regole), mandando in rovina gli avversari e aggredendoli appena possibile! Un po’ come a Monopoli.
Forse perché “Un bel gioco dura poco”, come dice il proverbio.
Eppure ci sono anche persone che giocano tutta la vita. A Risiko, per esempio, muovendo dei carrarmati (veri) in giro per il mondo a seconda del punteggio dei dadi. Oppure a Nascondino, scappando e cercando solo di non farsi scoprire (qualunque sia la cosa che vogliono tenere nascosta). Oppure a Rubabandiera o a Rubamazzo (e a tutte le relative variazioni sul tema che contemplino il prefisso Ruba-). Generalmente, suggeriscono le regole, si tratta di persone che giocano troppo poco a Scopa e che, quindi, hanno bisogno di consolarsi come possono. L’unico problema è che la posta in gioco – tanto per rimanere in tema – sono sempre gli altri. In qualunque gioco, ormai.

Altro che “Tanto è un gioco”, come dicono sempre tutti gli scartati, gli eliminati, i derelitti e i perdenti: ormai niente è più un gioco. A parte il Sudoku, forse: ma un gioco che consiste unicamente nel dare i numeri… beh, è piuttosto reale anche lui!

Smemoranda

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E per voi cosa significa “Giocare”? Qual è il vostro gioco preferito, quello che non smettereste mai di fare, e quello che invece avete sempre detestato? Facciamo un gioco – tanto per rimanere in tema -: parliamone insieme!

Quiero volar

giovedì, 24 maggio 2007

Se fossi un diario come tutti gli altri, arrivati al 24 maggio avrei già pianificato accuratamente le mie vacanze e a fine giugno sarei bell’e pronta per chiudere baracca e burattini, fare le valigie e sparire su qualche isola deserta fino ai primi di settembre.
Invece sono un’agenda, e per giunta di 16 mesi. Tradotto: 4 mesi di lavoro in più rispetto a un’agenda normale e addirittura 6 rispetto a un diario. Altro che vacanze. Penso che farò una capatina al Sindacato, uno di questi giorni.
Comunque… Per fortuna, in attesa che qualche buonanima mi faccia la grazia di mettermi nel suo zaino con destinazione “Altrove”, ogni volta che ho voglia di farmi un viaggio mi basta riaprire l’edizione del 1999, quella intitolata “Va’ A Quel Paese…”. E mi ritrovo a Hollywood con Diego Abatantuono, a Tonga con Enrico Brizzi, sul 45° Parallelo con Davide Ferrario, in Cina con Gino & Michele, perfino tra i meandri dell’Alfabeto con Daniele Silvestri.

Nella data di oggi, il 24 maggio, mi ero segnata – con un pennarello rosso – questo appunto

Festival di Cannes:
Pedro Almodovar Miglior Regista per Tutto Su Mia Madre

Cannes, Almodovar, la Spagna: questo sì che è un bel viaggiare.
La Spagna di Almodovar e di Zapatero, di Madrid e di Barcellona, di Valencia e di Bilbao, di Siviglia e di Toledo (ok, ok: e di Ibiza e Formentera… Sangria e Veline per tutti, offre la ditta!) adesso è il Paese dove chiunque vorrebbe farsi mandare. Anche a condizione di non poter tornare più indietro. Anzi: anche a condizione di non dover tornare più indietro. Un po’ come se a Cenerentola la Fatina dicesse: “Eccoti due bei cavalli bianchi del Mediterraneo, sei proprio sicura che non preferiresti due pantegane del Naviglio?”.
La Spagna.

Ho deciso: se rinasco diario giuro che è il primo posto dove vado a passarci le vacanze. Da fine giugno ai primi di settembre.

Smemoranda

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E voi dove passerete (o passereste) l’estate? Scrivetemi le vostre idee, i vostri progetti, i vostri itinerari… E potrò viaggiare anch’io insieme a voi!

30 anni. Sulla carta…

lunedì, 14 maggio 2007

E menomale che gli anni di una signora non andrebbero mai rivelati! Io non faccio in tempo a distrarmi un attimo che i miei li ritrovo strillati addirittura in prima pagina…
30 anni. 30 anni di storie, di racconti, di ricordi, di risate. In realtà c’è poco da ridere: oggi 30 anni è l’età giusta per vivere ancora con i genitori (e riuscite a immaginare cosa significa avere tre uomini – Nico Colonna, Gino e Michele – come genitori, vero? La Cei si spiegherebbe molte cose…), avere un lavoro precario (a me, per esempio, tutti cercano sempre e solo tra giugno e settembre, neanche fossi un bagnino…) e non potere permettersi neppure il fidanzato, figuriamoci una famiglia (l’ultima volta che ho rifiutato le avances di un diario perché con 25 euro in due non saremmo mai riusciti ad arrivare a fine mese è stato l’altro giorno in un Liceo di Bologna…).
Comunque, se proprio vogliamo essere sinceri, ho 30 anni sulla carta – calzante modo di dire per un’agenda, no? -, visto che i miei anni sono di 16 mesi anziché di 12. Quindi, di fatto, ne avrei… 16 per 30 diviso 12… ecco: esattamente 40! Di bene in meglio. Se a 30 anni sei un bambino, a 40 sei un pensionato. No, lasciamo perdere, mi accontento di 30.
In fondo, non li dimostro affatto. E non provate a dire che ogni anno divento sempre più grossa, perché non è carino: lo faccio solo per restare più tempo in vostra compagnia! Piuttosto: scommettiamo che in questi miei 30 anni c’è un po’ di ciascuno di voi? Non ci credete? Allora continuate a leggere il mio Blog, tutti i lunedì e i giovedì: sono sicura che riuscirò a farvi cambiare idea. E magari a farvene venire altre, come succede ormai dal 1979

Smemoranda