Micro-inchiesta: come vi vedete?

23 gennaio 2012

Matteo Squadrani è un ragazzo romagnolo che, sul suo blog, ha realizzato un’interessante inchiesta sui ragazzi e la politica. La rilanciamo, e vi chiediamo: voi come rispondereste alle domande di Matteo?

I neomaggiorenni sono degli anni 93 e 94, sono i giovani che hanno vissuto a cavallo fra i 90 e i 2000, ragazzi che sono stati in bilico fra un falso benessere e la crisi mondiale, ragazzi che di politica ne hanno conosciuta ben poca, ragazzi che grandi cambiamenti non ne hanno visti…ragazzi che in fondo non conosciamo e che magari non si conoscono fra loro.
Allora per rispondere alle mie domande e alle mie curiosità, ho provato, a fargli qualche domanda:

Giorgia -17 anni, abita a Cattolica(RN) e frequenta il Liceo Scientifico
Cos’è per te la scuola?
La scuola può apparire noiosa, ma serve a formare e assegnare un futuro per il singolo; accompagna il giovane nella fase formativa.
E ti piace la tua scuola?
Mi piace, anche se preferivo le arti, e le preferisco tutt’ora; sono comunque felice della scelta che ho intrapreso.
Cos’è per te la politica in generale, e la politica italiana?
Io e la politica non andiamo d’accordo: devo dire la verità, cioè, di non essere informata a riguardo, e la scuola, devo dire, pure lei la trascura come me.
C’è un personaggio storico in particolare, che ami e che ti piacerebbe rivedere nella società attuale o alla guida di questa Italia?
Non lo so; non amo la storia ed il professore che me la insegna…devo dire però, che Aristotele mi ha sempre affascinato, come anche Bacone, perchè hanno una visione particolarmente schematica della realtà: concetti schematici distinti e concreti.
Ma hai fiducia nello stato?
Non mi da fiducia, però il cambiamento lo dobbiamo volere concretamente, e il concretamente passa per forza dallo stato.
Come ti vedi fra qualche anno?
Mi vedo studente, a cercare il meglio per me ed il mio futuro.

Martina -18 anni, abita a Poggio Berni di Santarcangelo(RN) e frequenta il Liceo Psicopedagogico
Cos’è per te la scuola?
Uno sbocco sul futuro e, da quest’anno, qualcosa di interessante e veramente piacevole.
Cos’è per te la politica in generale, e la politica italiana?
La politica è un buono sbocco sociale per i giovani e per il futuro, ma il partitismo è troppo forte e la burocrazia pure; la politica deve essere un “brainstorming” di idee ma non un luogo di plagio.
Invece oggi la politica italiana è governata da anziani che non riescono a relazionarsi coi giovani, quindi col futuro del nostro paese.
Hai preferenze?
La mia preferenza va a Rifondazione Comunista, ma in generale a tutti i partiti di matrice comunista.
Tenendo conto degli enormi disequilibri che tutti conosciamo, si può cambiare la società?
Si potrebbe pensare a dei cambiamenti:
1-svecchiamento della politica per l’avvicinamento giovanile;
2-sburocratizzare i partiti anche per rendere più interessante il partito stesso, e rendere il tutto più leggero e alla portata dei giovani;
3-una ridistribuzione equa del reddito: Monti invece che multare il piccolo impresario, già indebolito molto dalla Legge Biagi, dovrebbe, per esempio, agire sui grossi “padroni” di multinazionali ed aziende di grandi dimensioni;
4-leggi che impediscano una grossa immigrazione di imprese italiane all’estero.
Come ti vedi fra qualche anno?
Mi vedo all’estero, dopo gli studi di psicologia: specializzata in criminologia, possibilmente a Parigi, nel Quartiere Latino.

Matteo -17 anni, abita a Riccione(RN) e frequenta il Liceo Scientifico
Cos’è per te la scuola?
Bella domanda…la scuola è scoprire cose nuove, magari superficialmente non sembra ma sicuramente è così.
E ti piace la tua scuola?
L’argomentazione scientifica mi piace molto.
Cos’è per te la politica in generale, e la politica italiana?
Penso che sia un branco di imbecilli, che pensa al proprio bene senza pensare al bene comune.
C’è un personaggio storico in particolare, che ami e che ti piacerebbe rivedere nella società attuale o alla guida di questa Italia?
Martin Luther King…una causa difficilissima che lui e pochi altri sono riusciti a sposare, seguire e, nel suo caso, a morire per difendere.
Tenendo conto degli enormi disequilibri che tutti conosciamo, si può cambiare la società?
Qualcosa si può sempre fare, nulla è impossibile, la società però è difficile da cambiare e noi non possiamo fare, realisticamente, qualcosa di decisivo: comunque non è motivo di smettere di seguire idee ed ideali.
Come ti vedi fra qualche anno?
Spero di vedermi tra qualche anno sui libri ancora, possibilmente mantenendomi gli studi per realizzarmi al 100%.

Marco -18 anni, abita a Rimini e frequenta il Tecnico per Geometri
Cos’è per te la scuola?
Un luogo che ti dovrebbe formare, preparare a un dopo non semplice; io non la vivo come un peso, sento che l’imparare mi piace, tolte le valutazioni… serve per formare idee e testa propria.
E ti piace la tua scuola?
Si…è una scuola valida che deve piacere e che consegna un buon mestiere in mano.
Cos’è per te la politica in generale, e la politica italiana?
Mi fa incazzare la politica: è una frase fatta, ma è tutta corrotta, perchè chiunque va li per sistemare se stesso.
Cosa sai della crisi e di tutta questa serie di “complicazioni” varie?
Per noi, la crisi oggi si sente, e secondo me lo sbaglio grosso fu quello di entrare nell’euro; non so se poteva essere prevedibile tutto questo impoverimento, ma è arrivato…
Tenendo conto degli enormi disequilibri che tutti conosciamo,si può cambiare la società?
Si può rimediare alle cose che non ci vanno a genio: informandosi ed informando.
Cosa pensi di questa generazione, e la riusciresti a mettere a confronto con quelle passate?
Da fine anni 80 ed inizio 90 c’è una generazione meno menefreghista, che comunque mantiene un abisso di gap sfavorevole nei confronti di quella deglia nni 50 e 60; lotte di cambiamento hanno animato e fatto crescere le coscienze e i diritti delle persone, oggi noi ci stiamo muovendo: manifestazioni, indignados ecc…ci si prova!

Alfonso – ha 18 anni, abita a Rimini e frequenta il Tecnico per Geometri
Cos’è per te la scuola?
La scuola è un modo per formare verso un obiettivo lo studente: un obiettivo non concreto e reale però dal momento in cui un ragazzo di 13 anni non conosce le sue vocazioni e passioni; la scuola è come la politica: i Prof. hanno il loro potere, favoriscono i loro “cocchi” e se la prendono con i meno bravi, i “poveracci”…che vengono torturati e mai aiutati: come il popolo.
… e quindi cos’è per te la politica?
La politica è corruzione: sono tutti privilegiati, ed è tutta una casta.
Hai preferenze politiche?
No: non seguo la situazione, ma ahimè ho poca curiosità e poca cultura: è colpa mia, ma sono così. Rino Gaetano cantava tutto il mio pensiero in “Nun te reggae più!”
Tenendo conto degli enormi disequilibri che tutti conosciamo,si può cambiare la società?
L’idea di poter cambiare e portare una buona politica e delle buone idee, c’è in me come in tanti giovani che hanno voglia di fare… ma poi tutti sono corruttibili, e tutti diventano come loro che sono lassù.
Credi quindi che non ci sia soluzione?
Anche se ci si muove non abbiamo potere, non riusciremo a cambiare nulla… Il potere è irrimovibile e le manifestazioni ormai o finiscono in violenza o sono nulle e settarie.
Non c’è soluzione.

Paolo -ha 18 anni, abita a Viserba di Rimini e frequenta il Tecnico per Geometri
Cos’è per te la scuola?
La scuola per me dovrebbe essere educazione, ma invece è un punto di domanda…
Cioè?
Non da agli studenti gli strumenti necessari per imparare a vivere.
Cos’è per te la politica in generale, e la politica italiana?
La politica è corruzione: il politico tende all’egoismo…
E la politica si può cambiare?
Si, se incentiviamo una rimodernizzazione ed uno svecchiamento della classe politica perchè il giovane oggi, può portare uno spezzone di società all’interno, direttamente, dei palazzi, diversamente dal vecchiume.
Cosa sai della crisi e di tutta questa serie di “complicazioni” varie?
La crisi non è mai stata fronteggiata seriamente dalla politica, nascondendo sempre le cose più ovvie da poter ridurre, tagliando poi sempre al fardello della società più povero e impotente.
Tenendo conto degli enormi disequilibri che tutti conosciamo,si può cambiare la società?
Tutti i disequilibri sono causati dall’egoismo del singolo per raggiungere il capitale; si può cambiare, in molto tempo, ma solo se:
1-ognuno di noi cambia dentro moralmente parlando;
2-ci sono controlli seri e validi su tutti i cittadini;
Hai preferenze politiche?
Non sono all’altezza di sapere cosa vendono i politici, ma apprezzavo Beppe Grillo.

Sara -ha 17 anni, abita a Viserba di Rimini e frequenta il Liceo Classico
Cos’è per te la scuola?
Per me è un posto che vivo in maniera contrastante, perchè da una parte mi matura e mi fa crescere ma dall’altra mi fa nutrire odio nei suoi confronti e mi arricchisce di rimproveri e umiliazioni, soprattutto da me stessa.
E ti piace la tua scuola?
Mi piace, ma la odio; avrei voluto fare altro, ma sono anche consapevole del fatto che sia la scuola più adatta a me.
Cos’è per te la politica in generale, e la politica italiana?
Per me la politica è una cosa distante e che conosco in maniera molto superficiale.
C’è un personaggio storico in particolare, che ami e che ti piacerebbe rivedere nella società attuale o alla guida di questa Italia?
Bhè…poltico storico, sicuramente Gramsci, Matteotti ed in parte anche gli antichi greci.
Tenendo conto degli enormi disequilibri che tutti conosciamo, si può cambiare la società?
Agire per risolvere la crisi economica e societaria: è giusto informare, però se la situazione è tragica bisogna partire.
Cosa significa partire?
Azioni emblematiche da parte dei politici, prima di tutto: e poi anche iniziative no profit e coinvolgenti per cittadini, migranti e altre realtà attive, di diverso tipo, per rafforzare prima di tutto la nostra comunità e riprenderci in maniera societaria ed economica nel nostro piccolo, intanto.
Come ti vedi fra qualche anno?
In giro per il mondo con una casa, fuori città, stabile…e con due figli.

Concludo queste interviste, con una mia riflessione. Durante le chiamate e i colloqui con i ragazzi, ho notato imbarazzo, di fronte a certe domande. Ma se i giovani non si fanno da soli queste domande basilari, i professori di scuola, in classe, ci stanno solo per spiegargli I promessi sposi e l’inno di Mameli?
Cercate come cittadini di avere un contatto diretto con le realtà giovanili, e cercate di non lasciare mai soli i ragazzi, perchè il futuro, passa sempre da loro. Ed è stupido tenerli lontani dalla realtà, che è sempre dura quando sbatte contro i loro corpi (i nostri corpi, vista la mia età).

Forgotten Diaries, Diari dimenticati – 5: il 2012 è arrivato (anche in Armenia)

19 gennaio 2012

Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di qualche giorno, fino al primo gennaio, per ascoltare il racconto di un capodanno molto particolare…

Quello vissuto da Arevik, blogger e studentessa in comunicazione di 19 anni, armena.

Decoriamo le case con l’albero di Natale e decorazioni tradizionali, facciamo shopping per arricchire le nostre tavole con vari piatti e bevande, perché il tesoro principale del nuovo anno per la maggior parte degli Armeni è una tavola ricca. Facciamo del nostro meglio per soddisfare i nostri ospiti e fargli credere che i nostri piatti siano i più gustosi e i più singolari.

In Armenia le feste di fine anno non sono su invito, e la casa è solitamente aperta a tutti. Il capodanno è forse l’unico momento dell’anno in cui ogni famiglia armena ha circa 25-30 persone a casa. Anche se può sembrare un po’ insolito per voi, gli Armeni non attendono un invito particolare per visitare la casa di qualcuno durante le festività. Le porte di tutti sono aperte a parenti, vicini e lontani, e agli amici. Una grande opportunità per incontrare quelli che abbiamo visto magari solo una volta o che non abbiamo visto affatto durante l’anno passato. La gente ama questa festa, anche perché dura davvero molto: quasi per 2 settimane, tra Natale il 6 gennaio. La festa vera naturalmente inizia alla mezzanotte del 31 dicembre, con i fuochi d’artificio. Nei giorni successivi abbiamo un sacco di ospiti, naturalmente riceviamo anche regali interessanti. Ogni casalinga offre i suoi piatti meravigliosi e naturalmente insieme al cibo abbiamo anche un sacco di vino armeno.

Brindiamo per tutti coloro che sono vicino a noi: per i nostri genitori, figli, parenti e amici; per ogni cosa buona che ci aspettiamo per il prossimo anno: salute, felicità, fortuna, benessere; e per ciò che abbiamo avuto fino ad ora. Ma la cosa più importante che vorrei ricordare è che non importa che tipo di festa è, ogni armeno brinda sempre per la pace. Sin da bambina ho partecipato a migliaia di brindisi, ma i brindisi per la pace sono sempre stati molto particolari, perché sono stati pronunciati da coloro che hanno provato sulla pelle la guerra e le terribili circostanze ad essa legate. E sono felice che nonostante questa esperienza terribile, le persone abbiano ora speranza per un futuro di pace. Spero che in futuro, quando berremo per la pace, diremo: ‘Grazie a Dio l’abbiamo ottenuta. Ora è il momento di nutrirla’.

An evening with Marracash

13 gennaio 2012

Milano, Alcatraz, 12 gennaio 2012
Ultima data del King del Rap Tour

Questo, prima:

Questo, dopo:

Auguri, Enzo!

3 gennaio 2012

Argh, siamo in ritardo!
Speriamo li accetti lo stesso…

Forgotten Diaries, Diari dimenticati 4 – Solomon e i soprannomi ugandesi

23 dicembre 2011

Solomon è un giornalista di 29 anni. Attraverso Forgotten Diaries, racconta la vita quotidiana in Uganda.

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In Uganda quella del soprannome è una tradizione antichissima, degna addirittura di una cerimonia ufficiale, qualcosa di simile al nostro battesimo, e di regole vere e proprie.

La tradizione di dare un soprannome, è chiamata Empaako. Il soprannome è utilizzato nelle comunità occidentale dell’Uganda, dei Banyoro-Batooro per esprimere rispetto, amore e affetto. Esistono 12 soprannomi: Akiiki, Amooti, ​​Atwoki, Acaali, Araali, Adyeri, Abwoli, Abbala, Ateenyi, Abooki, Apuuli e il raro Okali normalmente riservato ad un re.
Apuuli, Acaali e Araali, sono nomi riservati esclusivamente ai maschi, mentre gli altri possono essere utilizzati indifferentemente per maschi o femmine. I gemelli, vengono di solito ribattezzati Abooki o Amooti.
Il mio soprannome è Apuuli.
Tutti i nomi tranne Okaali iniziano con la lettera ‘A’ e hanno il doppio suono vocale che serve per far emergere il tono musicale e accattivante che enfatizza amore, passione e affetto.

La tradizione del soprannome, del nomignolo, è antica quanto la comunità dei Banyoro-Batooro. Per l’attribuzione del soprannome, c’è una precisa tradizione rituale: nel caso di una bambina viene attribuito entro il terzo giorno dalla nascita, nel caso di un bambino, entro il quarto giorno.
Durante il rituale, al neonato viene dato un cognome ed un soprannome.
Nella cerimonia vengono coinvolti la famiglia, i parenti e gli amici. Tutte le persone presenti hanno il diritto di esprimere la propria preferenza per il nome e discutere perché viene scelto proprio quel nome, anche se la decisione finale, spetta al padre. Al neonato, vengono regalate o una banana o un albero già piantato, che sono il simbolo della presenza della persona all’interno della comunità
La tradizione del nomignolo è molto forte, e chi ospita presso la comunità qualcuno proveniente da fuori, può, se lo ritiene, organizzare una cerimonia per dare un soprannome al suo ospite.
Il nomignolo è un simbolo di affermazione e di amore verso il prossimo. Si usa infatti nella comunità per salutare, ringraziare, esprimere affetto e rispetto della persona. In guerra, ad esempio, se uno dei due contendenti getta la lancia e urla il soprannome dell’altro, ogni azione violenta viene immediatamente sospesa.

Quelli di Campovolo 2.0

13 dicembre 2011

A Reggio Emilia, quest’estate, c’è stato un concerto: centoventimila persone hanno messo in piedi uno spettacolo irripetibile, mentre Luciano Ligabue le guardava a bocca aperta.
In sette minuti, ve le raccontiamo tutte.

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Fondazione Smemoranda e Visionaria presentano
QUELLI DI CAMPOVOLO 2.0 (2011)
Regia: Andrea Bacigalupo
Soggetto: Cristiana Mainardi
Fotografia: Marco Sgorbati
Produzione tecnica: Lateral Film

Forgotten Diaries, Diari dimenticati 3 – Solomon, dall’Uganda

5 dicembre 2011

Solomon è un giornalista di 29 anni. Attraverso Forgotten Diaries, racconta la vita quotidiana in Uganda.

Oggi dunque non vi presentiamo il suo diario, ma una testimonianza da lui raccolta: quella di una imprenditrice agricola che fa parte di un progetto volto a dimostrare come le nuove tecnologie, cellulari e radio in particolare, possano essere di aiuto per lo sviluppo di un territorio. Toro Development Network – questo il nome del progetto – ha di recente svolto un faticoso viaggio nelle zone del Kamwenge, nel distretto occidentale dell’Uganda, dove si coltiva mais.

Dunque, la parola a Solomon:

Il motivo del viaggio era quello di valutare il progresso degli interventi di Toro. Il progetto consiste nell’utilizzo delle trasmissioni radio che coprono i villaggi per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità nella regione del Rwenzori. Nel 2010 Toro, insieme all’organizzazione olandese Stem Van Afrika, ha organizzato una serie di seminari di formazione per le donne dei piccoli villaggi e per i giovani, su come utilizzare la radio per sviluppare il mercato dei loro prodotti e condividere le informazioni per lo sviluppo dell’imprenditoria rurale.

Il workshop è stato seguito da 47 donne e giovani del distretto di Rwenzori. Tra di loro, la signora Muhereza della fattoria di mais Phoebic, alla periferia della città Kamwenge.

La signora Muhereza racconta che dopo il seminario gli agricoltori locali hanno formato un gruppo di ascolto della radio, con l’obiettivo di migliorare le trasmissioni, ma soprattutto hanno deciso di mettere in onda ogni sabato un programma dal titolo Voice of Kamwenge, che permetta loro di condividere informazioni e commercializzare i loro prodotti.

L’unico problema riscontrato è che (come nel resto del mondo) i costi della pubblicità sono molto alti.
Come risolverlo? La signora Muhereza spiega che un altro canale per la pubblicizzazione dei prodotti agricoli è il cellulare: “Oltre alla radio, usiamo anche i telefoni cellulari per avere accesso alle informazioni e poter entrare in contatto con gli intermediari che comprano il nostro mais”.

La signora Muhereza è ormai una imprenditrice di successo che ha capito come sfruttare le nuove tecnologie per farsi pubblicità, e non si occupa più solo di mais, ma anche di pollame e bestiame. Muhereza ed il marito, grazie al piccolo commercio e alla spinta data al progetto da Torodev, sono riusciti ad iscrivere i loro quattro figli all’università e a costruire due case.

Nonostante il successo però, Muhereza e la sua attività hanno ancora molte sfide davanti. “Abbiamo avuto problemi di soldi – spiega Muhereza – a causa di elevati tassi di interesse per i prestiti ottenuti da istituzioni di microfinanza e da altre banche “. Ma dopo aver visto i frutti delle potenzialità delle nuove tecnologie per il commercio dei suoi prodotti Muhereza non si è data per vinta, e ora sta cercando di convincere i coltivatori di mais ad unire le proprie forze e affrontare insieme il mercato per evitare lo sfruttamento da parte di intermediari.

Lila e World Aids Day: proteggiti semplicemente

1 dicembre 2011

Forgotten Diaries, Diari dimenticati 2 – Sanka, dallo Sri Lanka

24 novembre 2011

Sanka scrive dallo Sri Lanka, una piccola isola del subcontinente indiano che ha vissuto in uno stato di conflitto permanente fino al 18 maggio 2009. Ma nonostante siano passati due anni dalla fine delle ostilità, i problemi non sono del tutto risolti.

sri lanka

“Fino al maggio del 2009 lo Sri Lanka era il centro delle notizie in tutto il mondo per via dei combattimenti. Poi per la prima volta nella loro vita, quelli nati negli anni ‘80 e ‘90 hanno vissuto un giorno senza bombardamenti e spargimenti di sangue. Molte persone che avrebbero potuto morire ogni giorno, ora si trovano a fare i conti con la lotta quotidiana di guadagnarsi da vivere.”

Nello Sri Lanka del dopo conflitto la paura resta, anche nel nord oggi finalmente unito. Accompagna ogni passo, non solo in senso figurato: numerose mine anti-uomo riposano sotto il terreno, e i giornali non mancano di riportare ogni giorno come il governo sia incapace di effettuare operazioni di bonifica in tempi rapidi.
Numerosi edifici sono ancora così come li ha lasciati la guerra: distrutti. Tante sono le persone che non sono ancora in grado di godere anche dal punto di vista economico dei benefici della pace.

“Nonostante tutte le avversità i giovani dello Sri Lanka si trovano adesso a passare dalla condizione di bambini soldato e kamikaze a costruire la loro nuova vita con grande pazienza. Questi giovani uomini e donne hanno ormai capito che le persone che vivono al di fuori della zona di conflitto non sono mostri come è stato insegnato loro per anni dai politici. Adesso hanno finalmente capito che tutte le persone hanno gli stessi problemi in materia di istruzione, salute, occupazione”.

sri lanka war children

“Facilitare la transizione è la sfida più difficile. Per aiutare questi giovani dovrebbero essere create delle occasioni di confronto e di espressione pacifica sulle idee politiche. Lo Sri Lanka deve capire che i giovani del nord che sono stati i più colpiti dal conflitto, lungo e sanguinoso, hanno ancora difficoltà ad adattarsi ad una nazione pacifica. La creazione di occasioni di confronto può ridurre la loro esposizione alle vulnerabilità, e può essere parte fondamentale della riconciliazione nazionale”.

“Questo non dovrebbe essere compreso solo da parte delle autorità governative, ma anche dalla società civile stessa, perché è proprio la società civile che avrà il ruolo più importante nell’indirizzare i giovani più colpiti ad una nuova vita pacifica. Lo Sri Lanka ha molta strada da fare. Ne ha fatta tanta, tanta ne resta. Una sfida impegnativa ma piena di speranza per il futuro”.

http://www.forgottendiaries.org/

Campovolo 3D, il video di anteprima!

18 novembre 2011